Sos: in forma dopo le feste!

Anno nuovo, stile di vita migliore.

Per quanto io mi sia fatta sentire poco, presa dai mille impegni giornalieri della mia incasinata vita, il primo articolo dell’anno che vi dedico con immenso amore, spero sia utile; e come non lo sarebbero, delle dritte di un’eterna donna a dieta che aiuta le sue “sorelle” femmine a recuperare una forma fisica smagliante dopo 20 giorni di cibo zuccherino e fritto in quantità?

Ebbene signore, se proprio ci teniamo a ri-indossare quei jeans strafighi o quel costume da bagno mozzafiato che farebbe eccitare anche Ricky Martin, dobbiamo darci da fare.

Respiro profondo e si comincia a fare sul serio! Di mestiere non faccio la dietologa e/o nutrizionista o roba simile, ma sono a dieta praticamente da sempre! Per fortuna, con un pò di volontà sono riuscita a perdere circa 25 kg nell’ultimo anno e non vorrei rovinare la media proprio ora che mi sento una persona migliore.

Sì, perché dimagrire nel modo giusto o, meglio, imparare a voler bene il proprio corpo, aiuta l’organismo e l’autostima! Naturalmente non esageriamo con diete assassine che ci riducono pelle e ossa, ASSOLUTAMENTE NO! Vogliamo essere solo in forma! E’ per questo che, vista la mia esperienza, mi permetto di aiutarvi con qualche dritta che potrebbe aiutare donne, ma anche uomini, a tenersi in forma.

I consigli più importanti che vi invito a seguire sono sicuramente:

  • Fare attività fisica. Palestra, ma anche all’aria aperta (quando il clima permette!); basta camminare a passo svelto per 10 km al giorno, che in realtà corrispondono a soli 30 minuti! Forse non tutti i giorni ci sarà possibile, ma più spesso lo facciamo, meglio è! Aiuterà l’omeostasi e il metabolismo basale a regolare le sue funzioni al meglio e riusciremo a concederci un pò di zuccheri senza ingrassare affatto!
  • Bere almeno 2 litri di acqua al giorno. Se proviamo a bere un bicchiere di 125 ml per 16 volte al giorno, raggiungeremo la quota ideale! Basta organizzarsi: bere appena svegli, durante la mattinata, dopo pranzo, durante il pomeriggio, durante la cena e prima di coricarsi è già un buon risultato! Preferibilmente acqua naturale, in quanto l’acqua frizzante gonfia e ci sentiremmo subito “dissetate”.
  • Prima di andare a letto, potreste concedervi qualche tisana che aiutano non solo la digestione, ma anche ad eliminare tossine e liquidi. Potrete scegliere fra: la menta che aiuta la digestione, la camomilla che è calmante, il thé verde o quello rosso africano (rooibos) che è privo di caffeina e ricco di antiossidanti.
  • Preferire sempre i cibi integrali a quelli bianchi che sono più raffinati e ricchi di lieviti. Quelli integrali, invece, sono ricchi di fibre nutrienti in quanto i cereali conservano ancora la loro buccia.
  • Mangiare molta frutta durante gli spuntini, ma senza esagerare: a discapito di ciò che si dice, la frutta contiene molti carboidrati disaccaridi che costituiscono una fonte di energia elevata!
  • Durante la giornata mangiare 5 colori al giorno: scegliete 5 frutti/verdure diversi al giorno di 5 colori diversi, aiutano l’organismo ad arricchirsi di vitamine essenziali;
  • Limitare l’uso dell’olio ed alternarlo: a volte quello di semi, altre quello extravergine. Potete cuocerlo, andrà solo a perdere la vitamina D, che potrete sostituire con altri alimenti. Ma non friggetelo, i cibi al vapore o bolliti, sono preferibili.
  • Eliminate dolci e frittura, aiutando così anche la vostra pelle a restare in forma! Gli alimenti ipercalorici sono nemici della pelle, provocano acne, brufoli e alterano l’equilibrio lipidico. (Potrete concedervi un dolce, magari la domenica, altrimenti una fritturina, per un peso massimo di 100 gr). Nella settimana prima del ciclo, visto che le donne soffrono della “sindrome premestruale” potrete concedervi un pezzetto di cioccolato di 50 gr, ma non vi pesate: in quei giorni, per il picco di progesterone ed estrogeni, siamo sicuramente più “pesanti”, il ché non corrisponde al nostro reale peso.
  • Se ci riuscite, la mattina appena sveglie, concedetevi un bicchiere di acqua con un limone spremuto, aiuterà l’organismo ad eliminare le tossine accumulate durante la notte (visto anche che, per ore, durante la notte, evitiamo di andare in bagno).
  • Concedetevi la giusta quantità di carboidrati quali pasta, pane, riso alternandoli ogni giorno (se mangiate pane, evitate la pasta e viceversa), ma se preferite il riso, vi sentirete più facilmente sazie.
  • La frutta secca, in quantità limitata, assunta ogni giorno aiuta a ridurre il colesterolo cattivo, ma attenzione a non esagerare!
  • In un regime alimentare adeguato, è fondamentale alternare i cibi assunti: sbizzarritevi, ma non concedetevi sempre gli stessi ingredienti e soprattutto cucinati sempre allo stesso modo!
  • L’alcol è assolutamente vietato! Un bicchiere di vino, magari, nel week end ci sta, ma per demolirlo, il fegato, ci impiegherà almeno 3 giorni..e non vi dico quanta cellulite sui glutei vi ritrovereste per un innocente cocktail alcolico! Stessa cosa per le bevande zuccherine.
  • Limitate zucchero e sale durante la giornata! 3 bustine per il primo, 16 gr per il secondo! Preferibili lo zucchero di canna e il sale marino.
  • Limitate l’assunzione di caffeina: caffè e derivati, massimo 2 volte al giorno per i più accaniti.
  • Le intolleranze, evidentemente esistono, ma NESSUN TEST al mondo sa trovarle! Quindi, diffidate da chi vi propone test vari, perché non sono per niente attendibili! Se rifate il test, dopo un solo giorno, vi ritroverete con intolleranze alimentari completamente diverse da quelle del giorno prima! Le uniche accertate sono quelle genetiche: celiachia, galattosemia ecc.

Beh, sembrano tanti e difficili da seguire, ma sono molto più “followerabili” di quanto potete immaginare!

Spero di esservi stata d’aiuto condividendo quello che cerco di mettere in pratica per VOLERMI BENE. 

A feste finite, auguro un BUON REGIME ALIMENTARE A TUTTI! E che “lo star bene” sia sempre con voi.

Mary Bradshaww.

forma-fisica3

Annunci

Teoria del Gender: qual è la verità?

Settembre è un pò come il lunedì: si ricomincia daccapo, con nuove fantomatiche idee, nuovi inizi, nuove storie; un pò come quando decidi di metterti a dieta o di cominciare la palestra.

Quest’anno ad incorniciare il lunedì dell’anno, ci hanno pensato i media diffondendo la notizia dell’introduzione di una fantomatica “teoria del gender” nelle scuole, a cominciare dagli asili. Al riguardo ne sapevo quanto voi, cioè poco e male. Di conseguenza, spinta dalla curiosità e dall’ira di voler conoscere le reali intenzioni del ministero dell’istruzione sull’argomento, ho cercato qua e là, su internet, informazioni valide che chiarissero il fenomeno.

Mi sono ritrovata sul sito del ministero e su vari siti (anche a sostegno dei vari generi sessuali) per capire, da tutte le possibili parti, quale fosse veramente la situazione.

Parto dalla base, cerco su internet “gender” per capire di cosa letteralmente si tratta e trovo quanto segue:

L’appartenenza a uno dei due sessi dal punto di vista culturale e non biologico.

Pertanto, definisco come gender colui che si ritrova in un corpo biologico che non corrisponde ai suoi “sentimenti”. Quindi, la domanda sorge spontanea: i suoi sentimenti, fino a che punto vanno tutelati a discapito di un’altra categoria di esseri umani da tutelare, ossia i bambini? O meglio, i “gender” stanno davvero tentando di “attaccare” la società sfruttando i bambini e le scuole? Forse è questo, quello che abbiamo potuto cogliere dal divulgarsi di notizie sui social vari, dove la presa di posizione di un partito politico di estrema destra, di natura cattolica, ha sfruttato il buon senso e la poca informazione dei genitori per esprimere a proprio piacimento un fatto molto delicato.

In risposta, mi sono affacciata sul decreto ministeriale dei MIUR (Ministero dell’istruzione) per capire quali fossero veramente i fatti: eccovi l’articolo DECRETO MINISTERIALE TEORIA DEL GENDER. Cos’è la Teoria del Gender? E come la espone e chiarisce il MIUR? A detta del sottosegretario all’istruzione Faraone, una teoria simile neppure esiste. Si parlava di voler introdurre nelle scuole l’educazione ai vari generi sessuali, intesa come esporre agli studenti, fin dai primi anni di vita, che uomo e donna non sono gli unici generi esistenti, ma che ve ne sono altri quattro (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) e il compito di un ragazzo in crescita è di capire le possibilità che vi sono di diventare, sul piano sessuale, chi gli pare. Questa dovrebbe essere la teoria del gender…che per i cattolici pare sia stata divulgata appunto dal movimento LGBT. Ma tutto ciò, non esiste. Nel link ministeriale, troverete il chiarimento a tutto ciò, dove il Ministero fa riferimento all’art. 5 comma 2, dove si parla di “evitare in tutti i modi possibili” la discriminazione tra sessi e garantire la parità di questi. Nell’articolo 5, troviamo inoltre specificati i mezzi economici e non solo, messi a disposizione per favorire la parità, intesa anche e soprattutto come parità tra maschi e femmine, queste ultime tutelate dalla costituzione, al fine di evitare maltrattamenti e quant’altro. Pertanto, il ministero ha provveduto, sul piano educativo a favorire anche nelle scuole l’introduzione all’argomento, senza bisogno di nessuna teoria che devii le menti dei ragazzi, ma semplicemente favorendo argomenti all’ordine del giorno, visto che in società è sempre più vasta la diversità, che sia di religione, di razza e anche di sesso.

Facendo un giro sul sito ANSA, ho trovato un articolo che lascia ben intendere il perché di questo decreto: all’interno di una scuola di Monza, il preside ha “isolato” un 16enne ritenuto omosessuale solo perché ha pubblicato su un social network una foto con un amico. TROVI QUI L’ARTICOLO. Ammesso che il ragazzo fosse davvero gay, perché isolarlo? Il “capo” scolastico si è giustificato dicendo che “gli altri alunni deridevano il compagno”. Quindi, intenzione del ministero è proprio evitare questo: che per motivi simili, all’ordine del giorno, siano discriminate persone con un orientamento sessuale diverso dal “normale”.

Ora, tutto ciò, non è a discapito della religione cattolica, nè una presa di posizione a favore dei gay & company.

Bensì mi sono informata, senza essere negligente, nonostante io non avessi figli, su un fenomeno di importanza rilevante che avrebbe cambiato perennemente la società, se si fosse davvero trattato di ciò che la cattiva informazione ha divulgato. Di altrettanta importanza è l’intenzione “buona” del ministero, che mette luce nell’articolo che vi ho linkato sopra, sulle reali intenzioni di un’educazione che mira all’accettazione, seppur non condivisa, di altri generi e nel rispetto di esseri umani con idee diverse. Sessuali, religione, culturali che siano. Della serie: “rispetto, anche se non condivido”.

Per quanto riguarda la deviazione di menti umane, a partire dalla tenera età, non è forse l’intero sistema della società a imporre regole e ideali che ci “meccanizzano” all’interno di un piano sociale? Quindi, cari genitori, non voglio polemizzare, non quanto molti di voi si sono permessi di fare, creando un inutile putiferio senza senso. Informatevi, anche minimamente.

Sostengo pienamente l’idea del ministero, anche se in tenera età sarebbe preferibile evitare…infatti, si comincia dagli anni in cui i ragazzi cominciano a “diventare adolescenti” e non dall’asilo come molti di voi pensavano.

Inoltre, perché tanta ira senza informazione per ciò e poi ci preoccupiamo poco del cattivo uso che internet e media vari hanno sui nostri figli, futuri “uomini” di questo mondo?

La storia dei gay, dei matrimoni e dei figli è un altro conto e poco c’entra con la “teoria inesistente del gender”.

Accettiamo semplicemente persone con orientamento sessuale diverso dal nostro e che ognuno viva la propria vita come gli pare, senza discriminazione. E tranquilli…che nelle scuole c’è ben peggio dell’educazione alla sessualità, che può deviare i vostri figli.

Detto ciò, questo è il mio punto di vista al riguardo, vi lascio altri link utili se volete informarvi ulteriormente sull’argomento e sarei ben lieta di leggere il vostro punto di vista.

Baci baci, Mary B.

TEORIA GENDER OMPHALOS ARCIGAY

L’Associazione Italiana Psicologia

WIKIPINK – TEORIA DEL GENDER

Questione di interesse

Non so se sentirmi fortunata a ritrovarmi “giovane” nell’epoca di whatsapp. Esattamente si, nell’epoca in cui per sentirsi e conoscersi si ricorre ad una connessione internet e un piccolissimo aggeggio. Rimpiango gli anni in cui (seppur io non li abbia vissuti!) si andava avanti di lettere o, al massimo, telefonate a casa. Gli anni degli amori sinceri, degli interessi reali, dove conoscersi era una piacevolissima esperienza. Oggi è diventata una routine: conosci la persona, le chiedi il numero perché tanto su whatsapp i messaggi non si pagano, gli scrivi per qualche giorno finché non scatta l’appuntamento, ci esci, la ringrazi per la bellissima giornata/serata ancora su whatsapp e #ciaone.

Dopodiché scatta il fatidico trucchetto: se vuole mi scrive lei. Oppure, quelli abituati alla routine, si limitano ad archiviare la conversazione e considerare tizio X un capitolo chiuso.

Ah, che tristezza. Gli anni in cui si spedivano lettere d’amore, l’interesse era qualcosa di veramente importante per attendere giorni e giorni la risposta dell’altro. Idem col telefono di casa, quando passavi ore a chiacchierare nell’attesa di rivederlo. Oggi whatsapp e i social vari, non solo hanno rovinato la magia di quei momenti, ma è il momento in sè e per sè che ormai non viene visto e vissuto da noi con tale magia.

Il tizio che dopo l’appuntamento controlla il tuo accesso su whatsapp e trova la scusa che “se non mi scrive lei, non gli scrivo”. Oppure quello che “Oggi il buongiorno tocca a lei”. Che cosa orrenda. Che squallore. Ma da quando i sentimenti si giocano a tavolino? Da quando l’interesse è manipolato da applicazioni per smartphone e tecniche seduttive da “perfetti imbecilli”?

Insomma, ormai è chiaro che l’epoca è veramente cambiata e non è affatto una nota positiva, neppure per quelli fidanzati che grazie a whatsapp risparmiano soldi in telefonate per sentirsi. Assolutamente no.

Perché, ragazzi miei, quando c’è interesse, non c’è tattica seduttiva o whatsapp che tenga: è la realtà che il cuore apprezza. Quindi, evitate di giustificarvi o di giustificare gli altri con scuse come “Forse aspetta che sia io a scriverlo”, che già “scriversi” è squallido. Almeno sull’interesse reciproco, siate consapevoli che se c’è…si vede.

“Temptation Island” reality educativo per i “più cresciuti”?

Per chi non lo conoscesse è il reality estivo, giunto ormai alla seconda edizione, ideato dall’esperta di giovani del terzo millennio, Maria De Filippi.

Si basa sull’esperienza a distanza di varie coppie di fidanzati in villaggi estivi con donne e uomini single, per capire se i corrispettivi partners sono davvero innamorati.

Quest’anno abbiamo visto le storie più svariate di single troppo svegli e fidanzati sull’orlo della crisi esistenziale.

Può essere educativo un reality così? A suo modo, a mio parere, si.

In fondo, le donne single del villaggio dei maschietti rappresentano le single dei giorni d’oggi (qualcuna un pò più tr**a, qualcun’altra meno “socievole”). I maschi single del villaggio fidanzate, invece, corrispondono alla figura del maschio dei giorni d’oggi: partono spavaldi e sicurissimi, ma poi, dinanzi alle donne, per giunta “serie” e “fidanzate” si chiudono per evitare di mostrarsi per gli insicuri che sono e fare così una brutta figura.

Aurora è la classica fidanzata dall’indole zoccolagginosa, troppo dura e sicura di se per accontentarsi di un uomo poco alfa come Gianmarco.

Emanuele, invece, rappresenta l’uomo che fidanzato da lungo tempo con la donna giusta, becca una bella donna che ci sta e perché rinunciare alla tentazione? Così come hanno fatto Amedeo (la storia con Alessia era appena iniziata per giungere già al termine e lasciarsi ammaliare da una single troppo vuota) e Mauro (ormai cresciuto, trova la bella Marta, straniera e cavallesca, come resistere, prima di rinchiudersi di nuovo nel circuito dei “filf che nessuno si farebbe”?). L’unico che rimane sulle sue è Dario (che però ha già tradito, quindi non gli conveniva ripetersi, stavolta Claudia non l’avrebbe perdonato per nulla al mondo!). 21 giorni di tentazioni a cui cedere con delicatezza per poi tornare nel villaggio delle fidanzate, che dimostrano che le donne, seppur cambiate negli ultimi anni, conservano un’indole da “fedeli compagne innamorate” (Aurora a parte, l’eccezione che conferma la regola!).

Alessandra dimostra maturità e forza, perdona Emanuele perché naturalmente non butta via 3 anni…ma quanto le costerà questo perdono?

Isabella, ormai “anziana”, farà bene ad accontentarsi del meschino Mauro? Troppo ingenua ad accontentarsi di un uomo viscido.

Alessia, al colmo della gioia per le dimostrazioni d’affetto di Amedeo, neofidanzato, non può che esserne felice.

E i due Salvatore e Teresa? Seppur stiano insieme da poco ed è la fase della “passione”, un amore del genere li classifica come “la coppia antisociale”: quanto potrà mai durare questo bastarsi e cercarsi assiduamente a vicenda?

Insomma, in maniera consona all’ormai epoca sconsolata che ci appartiene, il reality ha fatto il suo dovere: ci dimostra l’amore e le sue sfaccettature dei nostri tempi.

L‘amore ha vinto? Mah, dettagli: in qualunque modo un amore possa vincere, c’è sempre da scendere a compromessi.

Ipocrisia d’amore

Quanto si è obbiettivi ad esprimere ciò che si pensa di qualcuno che ci interessa o di cui siamo addirittura innamorati? Tutti i difetti, magari all’inizio riconosciuti da noi stessi nell’altro, scompaiano e si appianano: cominciamo ad amarli più dei pregi. Poi, un giorno tutto finisce e boom: tutte le critiche tornano a farsi sentire duramente, commenti negativi e “meglio così” buttati lì per caso tra un’offesa e l’altra.

L‘amore è un sentimento reale? Ma soprattutto, a seconda della fase che esso vive, si presenta comunque e sempre ipocritamente? E’ difficile riconoscere dei difetti, quando si è innamorati? E perché vengono tutti a galla e si finisce spesso per preferirei un sentimento finito ed un “meglio così” quando ormai è tutto già finito?

L‘ipocrisia d’amore è un’ipocrisia antipocrita. Il sentimento più bello e misterioso che c’è, capace di procurarti emozioni indescrivibili, può lasciarti la convinzione che una persona sia perfetta. Ma quando un sentimento sta per finire, quando si decide di “chiudere una relazione”, perché lo si fa? Cosa ci apre all’improvviso gli occhi su difetti che fino a quel momento ci erano apparsi come perfetti? E perché la stessa ipocrisia si trasforma all’inverso, facendoci notare ormai solo quei difetti?

Una canzone che adoro recita “Rivederti con l’altra donna che ti vive accanto mi lascia indifferente, ora che fra noi due non c’è più niente. Ora che il nostro ieri altro non è che un foglio ingiallito dal tempo…Ipocrisia! Gettare l’acqua e avere tanta sete, morir d’amore e dire “non è niente”! Desiderarti e far l’indifferente”. 

Quest’ultimo concetto espresso in canzone, ci fa però essere ipocriti per salvaguardare il nostro ego dal dimostrarsi distrutto da un sentimento finito. In altri casi, più tragici, più che fingere, ci convinciamo davvero che la persona con cui stavamo (ai tempi ipocritamente perfetta!) ora sia ipocritamente imperfetta.

Insomma, l’ipocrisia d’amore è un annesso del sentimento stesso, un qualcosa di incontrollabile e ingestibile che ci rende dipendenti di un qualcosa che chissà cos’è. Non è un danno, bensì una convinzione che prima o poi cambia, a seconda delle circostanze.

Sicuri che l’amore sia capace di arricchirci la vita e basta? Comporta dei cambiamenti che ci illudono di sapere chi siamo e cosa vogliamo. Ma è possibile mai dipendere da tutto questo?

La persona giusta e i “legami chimico/biologici”

Mi sono spesso soffermata a pensare a quello che è il più grande sentimento esistente al mondo, in tutte le sue milioni di sfaccettature: l’amore.

Sentimento unico e indescrivibile, funziona ben peggio di qualsiasi sostanza chimica capace di inibire o attivare le capacità umane. Difficile descriverlo ulteriormente, in quanto, seppur accomuni l’intera biosfera, si presenta unico ad ogni occasione.

Alla base dell’amore c’è la possibilità (o il privilegio, come vogliamo chiamarlo?) di veder nascere e condividere lo stesso, con un’altra persona diversa da noi. Si possono amare gli animali (sono persone, altro che bestie!), i figli, gli amici, la famiglia, il partner. Ma come facciamo a capire quand’è amore? E soprattutto come facciamo a renderci conto di quanto l’altra persona sia quella giusta?

Quella giusta a condividere con noi una parte della propria vita, mescolata alla nostra, al fine di creare un destino insieme? Quando riconosciamo che l’altra persona con la quale condividiamo il sentimento sopra espresso è quella giusta?

Spesso accettiamo di uscire con persone ben diverse da noi, al fine di renderci conto che non è vero che “chi si assomiglia si piglia” e cominciamo ad esplorare mondi completamente diversi. In altri casi, c’è chi segue la regola e quindi frequenta solo persone con stessi interessi. Ma tra miliardi di persone esistenti al mondo e con la sola possibilità di incontrare e frequentare per lo più persone che vivono nella nostra stessa città o che conosciamo durante un viaggio, chi ci dice quando è giusto prendere le cose sul serio?

L‘amore a convenienza, quando decidi di stare con qualcuno nonostante tu abbia ben poco da condividere, non è argomento di oggi e lo mettiamo da parte. Ma definire una persona “giusta” per noi, significa conoscerla. Ed è vero che riusciamo a conoscere davvero una persona, diversa da noi, e decidere che probabilmente è quella con cui vogliamo passare il resto della nostra vita? E quando siamo ben convinti che sia così perché, in alcuni casi, un sentimento tale finisce?

Credo che conoscere davvero qualcuno sia impossibile, pertanto definire un’altra persona diversa da noi come la persona con cui condividere tutto, sia eccessivo. Talvolta neppure conosciamo noi stessi. Allora, perché decidiamo di “amare” una persona piuttosto che un’altra? La risposta è a noi sconosciuta, eppure il cuore lo sa: riconosce i sentimenti autentici per persone che poi, al passo della realtà, si possono anche rivelare sbagliate. La persona giusta è quella avente la stessa componente chimica. Non è una questione di personalità, ma solo di chimica. Infatti, ho accennato prima di quanto l’amore sia una sostanza chimica di “vitale importanza”.

La chimica ci lega a persone specifiche che abbiamo la fortuna di conoscere sul nostro cammino e ce le lascia amare e apprezzare. Finché il nostro organismo non cambia. E allora tutto cessa, così come per ogni cosa, l’amore è una miscela di bioelementi che tende a modificarsi. Quindi, ricordiamoci di evitare di riconoscere nel nostro partner la persona giusta, ma affidiamoci ai legami chimici: quando tutto cessa, vi è stato qualche cambiamento di materia. E vi dirò di più, siamo già fortunati: in natura esistono 92 e più bioelementi, eppure noi ci leghiamo davvero a massimo 4 o 6 persone circa. La biologia afferma che i principali bioelementi del corpo umano sono appunto 6. Sarà un caso, oppure l’amore è da considerarsi una scienza senza risposte effettive, ma che comunque è legata a chi siamo?

Genitore/amico nell’epoca dei figli “maleducati”

Giri per strada e ti ritrovi a ricevere l’insulto gratuito di un ragazzino a cui ancora non sono cresciuti i peli della barba. Allora, mentre fingi indifferenza, ma dentro fremi infastidita dalla sfacciataggine del mocciosetto, continui a camminare, incapace di non porti una domanda: “Chi sono i genitori di un idiota così?”

La scienza definisce con “idiota” una persona con un q.i. quasi nullo; eppure dubito che il ragazzo in questione lo sia per davvero. Quindi, perché comportarsi da vero maleducato? Il giudizio popolare si appella alla storia dell’epoca, in cui “la tecnologia rovina tutto” direbbe mio nonno. Ma è davvero questo il motivo per il quale la maggior parte dei ragazzi oggi è diventata così sfacciata e volgare? Certo, non facciamo di un’erba un fascio. Tra l’altro è stupido associare un tale regresso educativo della nuova generazione ad un progresso tecnologico.

Mi è quindi venuto più facile decretare che la colpa è, quasi sempre, dei genitori: in psicologia, la prima cosa che ti insegnano, è che il bambino, appena nasce, già apprende in base al contesto in cui vive, quindi famiglia, società, luogo in cui cresce, ceto economico/sociale. Pertanto, il genitore fa la sua parte.

Oggi molti genitori hanno introdotto la figura del “genitore/amico”, praticamente uno che devi chiamare “papà” o “mamma”, ma con cui puoi tranquillamente divertirti, confidarti, uscire. (Come ci invidiano i nostri nonni per questa cosa!). Eppure diventare amici dei propri figli, non significa renderli maleducati nè permettergli di mancare di rispetto, bensì permette di instaurare un nuovo rapporto di fiducia, senza l’ausilio delle maniere forti.

E‘ pur vero che “mazze e pannelle fanno e’ figli belli”, però la maleducazione di una generazione ai limiti della decenza non è tanto dovuta a quanto un genitore ti è amico, ma a quanto un genitore sa prendersi cura del figlio. Non è un compito facile, non esiste una scuola per insegnarti a farlo, nè un libro. E nessun consiglio può aiutarti davvero. Chi poco si preoccupa dei figli maleducati, non è detto che non gli voglia bene. Allora perché viene permesso di comportarsi in modi così esagerati? Ragazzine che si vestono già come donne, ragazzi che picchiano coetanei per strada e rispondono con cattive parole a persone adulte.

Dubito che la colpa sia solo dei genitori, ma soprattutto loro hanno una grossa responsabilità: essere un genitore/amico non è da confondersi nel dare libertà ad un figlio di comportarsi come meglio crede, in quanto un ragazzo che cresce, incuriosito dal mondo, dalla società e da tutte le sue caratteristiche, tenderà sempre a provarle tutte e magari a preferire, incitato dalla massa, le cose più sbagliate. Un genitore dovrebbe permettere al figlio di “provare” le cose giuste e vietargli, a mio parere, quelle sbagliate senza preoccuparsi che “il ragazzo lo farebbe di nascosto”. Comportandosi da amico, il figlio può capire che quel limite gli è dato da una persona rispettabile che merita di essere ascoltato. Così come, permettere ad un ragazzo di usare parolacce in casa e nei confronti del genitore stesso pensando sia per gioco, non farà altro che incrementare l’uso del gergo volgare anche fuori di casa.

Tra l’altro, fuori o meno di casa che sia, l’educazione servirebbe al ragazzo stesso per crescere e assimilare crescendo i valori e gli ideali che oggi sono quasi del tutto spariti.

Fare il genitore non è facile, soprattutto fare il genitore/amico: ma quando si diventa complici in piccola parte di quelli che un figlio considera “scherzi”, ma che un genitore sa benissimo non sono, è preferibile limitare i danni. Danni a discapito del ragazzo stesso. Questi giovani vanno seguiti, stimolati con altre centomila alternative più interessanti del bullismo, del fumo, delle volgarità.

“Mazze e pannelle faranno pure e’ figli belli”…ma è un genitore vigile che fa un figlio educato…educazione che servirà a se stesso.