Teoria del Gender: qual è la verità?

Settembre è un pò come il lunedì: si ricomincia daccapo, con nuove fantomatiche idee, nuovi inizi, nuove storie; un pò come quando decidi di metterti a dieta o di cominciare la palestra.

Quest’anno ad incorniciare il lunedì dell’anno, ci hanno pensato i media diffondendo la notizia dell’introduzione di una fantomatica “teoria del gender” nelle scuole, a cominciare dagli asili. Al riguardo ne sapevo quanto voi, cioè poco e male. Di conseguenza, spinta dalla curiosità e dall’ira di voler conoscere le reali intenzioni del ministero dell’istruzione sull’argomento, ho cercato qua e là, su internet, informazioni valide che chiarissero il fenomeno.

Mi sono ritrovata sul sito del ministero e su vari siti (anche a sostegno dei vari generi sessuali) per capire, da tutte le possibili parti, quale fosse veramente la situazione.

Parto dalla base, cerco su internet “gender” per capire di cosa letteralmente si tratta e trovo quanto segue:

L’appartenenza a uno dei due sessi dal punto di vista culturale e non biologico.

Pertanto, definisco come gender colui che si ritrova in un corpo biologico che non corrisponde ai suoi “sentimenti”. Quindi, la domanda sorge spontanea: i suoi sentimenti, fino a che punto vanno tutelati a discapito di un’altra categoria di esseri umani da tutelare, ossia i bambini? O meglio, i “gender” stanno davvero tentando di “attaccare” la società sfruttando i bambini e le scuole? Forse è questo, quello che abbiamo potuto cogliere dal divulgarsi di notizie sui social vari, dove la presa di posizione di un partito politico di estrema destra, di natura cattolica, ha sfruttato il buon senso e la poca informazione dei genitori per esprimere a proprio piacimento un fatto molto delicato.

In risposta, mi sono affacciata sul decreto ministeriale dei MIUR (Ministero dell’istruzione) per capire quali fossero veramente i fatti: eccovi l’articolo DECRETO MINISTERIALE TEORIA DEL GENDER. Cos’è la Teoria del Gender? E come la espone e chiarisce il MIUR? A detta del sottosegretario all’istruzione Faraone, una teoria simile neppure esiste. Si parlava di voler introdurre nelle scuole l’educazione ai vari generi sessuali, intesa come esporre agli studenti, fin dai primi anni di vita, che uomo e donna non sono gli unici generi esistenti, ma che ve ne sono altri quattro (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) e il compito di un ragazzo in crescita è di capire le possibilità che vi sono di diventare, sul piano sessuale, chi gli pare. Questa dovrebbe essere la teoria del gender…che per i cattolici pare sia stata divulgata appunto dal movimento LGBT. Ma tutto ciò, non esiste. Nel link ministeriale, troverete il chiarimento a tutto ciò, dove il Ministero fa riferimento all’art. 5 comma 2, dove si parla di “evitare in tutti i modi possibili” la discriminazione tra sessi e garantire la parità di questi. Nell’articolo 5, troviamo inoltre specificati i mezzi economici e non solo, messi a disposizione per favorire la parità, intesa anche e soprattutto come parità tra maschi e femmine, queste ultime tutelate dalla costituzione, al fine di evitare maltrattamenti e quant’altro. Pertanto, il ministero ha provveduto, sul piano educativo a favorire anche nelle scuole l’introduzione all’argomento, senza bisogno di nessuna teoria che devii le menti dei ragazzi, ma semplicemente favorendo argomenti all’ordine del giorno, visto che in società è sempre più vasta la diversità, che sia di religione, di razza e anche di sesso.

Facendo un giro sul sito ANSA, ho trovato un articolo che lascia ben intendere il perché di questo decreto: all’interno di una scuola di Monza, il preside ha “isolato” un 16enne ritenuto omosessuale solo perché ha pubblicato su un social network una foto con un amico. TROVI QUI L’ARTICOLO. Ammesso che il ragazzo fosse davvero gay, perché isolarlo? Il “capo” scolastico si è giustificato dicendo che “gli altri alunni deridevano il compagno”. Quindi, intenzione del ministero è proprio evitare questo: che per motivi simili, all’ordine del giorno, siano discriminate persone con un orientamento sessuale diverso dal “normale”.

Ora, tutto ciò, non è a discapito della religione cattolica, nè una presa di posizione a favore dei gay & company.

Bensì mi sono informata, senza essere negligente, nonostante io non avessi figli, su un fenomeno di importanza rilevante che avrebbe cambiato perennemente la società, se si fosse davvero trattato di ciò che la cattiva informazione ha divulgato. Di altrettanta importanza è l’intenzione “buona” del ministero, che mette luce nell’articolo che vi ho linkato sopra, sulle reali intenzioni di un’educazione che mira all’accettazione, seppur non condivisa, di altri generi e nel rispetto di esseri umani con idee diverse. Sessuali, religione, culturali che siano. Della serie: “rispetto, anche se non condivido”.

Per quanto riguarda la deviazione di menti umane, a partire dalla tenera età, non è forse l’intero sistema della società a imporre regole e ideali che ci “meccanizzano” all’interno di un piano sociale? Quindi, cari genitori, non voglio polemizzare, non quanto molti di voi si sono permessi di fare, creando un inutile putiferio senza senso. Informatevi, anche minimamente.

Sostengo pienamente l’idea del ministero, anche se in tenera età sarebbe preferibile evitare…infatti, si comincia dagli anni in cui i ragazzi cominciano a “diventare adolescenti” e non dall’asilo come molti di voi pensavano.

Inoltre, perché tanta ira senza informazione per ciò e poi ci preoccupiamo poco del cattivo uso che internet e media vari hanno sui nostri figli, futuri “uomini” di questo mondo?

La storia dei gay, dei matrimoni e dei figli è un altro conto e poco c’entra con la “teoria inesistente del gender”.

Accettiamo semplicemente persone con orientamento sessuale diverso dal nostro e che ognuno viva la propria vita come gli pare, senza discriminazione. E tranquilli…che nelle scuole c’è ben peggio dell’educazione alla sessualità, che può deviare i vostri figli.

Detto ciò, questo è il mio punto di vista al riguardo, vi lascio altri link utili se volete informarvi ulteriormente sull’argomento e sarei ben lieta di leggere il vostro punto di vista.

Baci baci, Mary B.

TEORIA GENDER OMPHALOS ARCIGAY

L’Associazione Italiana Psicologia

WIKIPINK – TEORIA DEL GENDER

Annunci

Questione di interesse

Non so se sentirmi fortunata a ritrovarmi “giovane” nell’epoca di whatsapp. Esattamente si, nell’epoca in cui per sentirsi e conoscersi si ricorre ad una connessione internet e un piccolissimo aggeggio. Rimpiango gli anni in cui (seppur io non li abbia vissuti!) si andava avanti di lettere o, al massimo, telefonate a casa. Gli anni degli amori sinceri, degli interessi reali, dove conoscersi era una piacevolissima esperienza. Oggi è diventata una routine: conosci la persona, le chiedi il numero perché tanto su whatsapp i messaggi non si pagano, gli scrivi per qualche giorno finché non scatta l’appuntamento, ci esci, la ringrazi per la bellissima giornata/serata ancora su whatsapp e #ciaone.

Dopodiché scatta il fatidico trucchetto: se vuole mi scrive lei. Oppure, quelli abituati alla routine, si limitano ad archiviare la conversazione e considerare tizio X un capitolo chiuso.

Ah, che tristezza. Gli anni in cui si spedivano lettere d’amore, l’interesse era qualcosa di veramente importante per attendere giorni e giorni la risposta dell’altro. Idem col telefono di casa, quando passavi ore a chiacchierare nell’attesa di rivederlo. Oggi whatsapp e i social vari, non solo hanno rovinato la magia di quei momenti, ma è il momento in sè e per sè che ormai non viene visto e vissuto da noi con tale magia.

Il tizio che dopo l’appuntamento controlla il tuo accesso su whatsapp e trova la scusa che “se non mi scrive lei, non gli scrivo”. Oppure quello che “Oggi il buongiorno tocca a lei”. Che cosa orrenda. Che squallore. Ma da quando i sentimenti si giocano a tavolino? Da quando l’interesse è manipolato da applicazioni per smartphone e tecniche seduttive da “perfetti imbecilli”?

Insomma, ormai è chiaro che l’epoca è veramente cambiata e non è affatto una nota positiva, neppure per quelli fidanzati che grazie a whatsapp risparmiano soldi in telefonate per sentirsi. Assolutamente no.

Perché, ragazzi miei, quando c’è interesse, non c’è tattica seduttiva o whatsapp che tenga: è la realtà che il cuore apprezza. Quindi, evitate di giustificarvi o di giustificare gli altri con scuse come “Forse aspetta che sia io a scriverlo”, che già “scriversi” è squallido. Almeno sull’interesse reciproco, siate consapevoli che se c’è…si vede.

L’amore ai tempi dei social network

Avete presente quando vi capita di incontrare un tipo che finalmente trovate perfetto per voi, che si comporta come un vero galantuomo e vi porta a cena nei posti più belli della città? Solo che poi vi sorge il sospetto (a volte fondato!) che vi porti in posti simili solo perché molto distanti dalle zone in cui vivete entrambi, forse per paura di farsi vedere in vostra compagnia. Che flop!

Questo accadeva evidentemente un bel po’ di anni fa. Oggi, la stessa cosa, si è trasformata in un fenomeno mediatico: non è vero amore se non vi “condivide” su facebook, twitter, instagram e via dicendo. Insomma, ci siamo veramente ridotti a questo?

Mi capita spesso di ritrovarmi in bacheca foto di dolci coppie innamorate con frasi che farebbero invidia al buon Shakespeare! Sdolcinati o no, l’importante è mostrare sui social chi è il nostro partner! E soprattutto esagerare con frasi mai lette prima, dichiarazioni illustri che devono fare l’invidia delle altre coppie! “Perché noi siamo il meglio”.

In realtà, la stessa storia succede un pò per tutto: foto di serate, di cibo, di qualsiasi cavolata possa avvenire nell’arco della giornata di un utente. Eppure, l’amore non è visto come una cavolata, almeno non da tutti e non ancora a livelli strategici! E allora perché ci ostiniamo a ritenerci offesi se il nostro partner non ci “mostra” spesso? Forse, tornando alla storia dell’uomo che ci porta a cena solo nei luoghi dove non può incontrare chi lo conosce, la nostra è paura: di non essere importanti per l’altro, di non essere abbastanza. E nell’epoca dei social, “abbastanza” è una parola brutta: si è sempre sotto ai riflettori e se hai pochi “like” rischi l’emarginazione dalla società! Che brutta storia!

Apparirò troppo vecchia se dico “ricordo i tempi in cui”? Beh, correrò il rischio. Ricordo i tempi in cui la fiducia non era manipolata con la stessa mediocre estremità di oggi: quando bastavano dei fiori e parole scambiate a quattrocchi, per sentirsi speciali. Il progresso ci ha davvero ridotti così? La fiducia in un rapporto sta nel numero di condivisioni su un sito internet? Alquanto squallido a dirsi, peggio ancora a farsi.

Siamo donne già isteriche e uomini insicuri. Affidare ad un social anche i sentimenti è l’ultimo degli orrori. Perché non ritrovare il piacere di viversi e basta? Sarà che l’aumento del numero di deficienti in giro, ha danneggiato la nostra fiducia. Ma non è forse peggio dipendere da ideali e valori, come appunto l’amore, ridicolizzati in maniera simile?

Ritrovate il piacere di godere della realtà e lasciate perdere i social network! I momenti migliori si condividono animo contro animo, non con dei link! L’amore ai tempi dei social network è un vero passo indietro ed un’offesa ad una delle “esperienze sensoriali” più belle.

Forse, per Romeo e Giulietta sarebbe stato più facile: loro che non potevano vedersi e dovevano nascondersi dai loro parenti, avrebbero certo apprezzato un social dove è possibile sentirsi e videochiamarsi restando comodamente a casa.

Ma per noi che è tutto più facile, non lo è di certo per l’esistenza di un social network: non pensate di nascondere i vostri sentimenti reali, limitandovi a viverli su internet ed ad affidarvi alla condivisione di un amore per il gusto di “dimostrare”? Dimostrare cosa poi? Ripeto, che brutta storia. No, forse non sarebbe piaciuta manco a Romeo e Giulietta, i quali vivevano un amore reale, dove non c’è bisogno di apparire per gli altri.