Ipocrisia d’amore

Quanto si è obbiettivi ad esprimere ciò che si pensa di qualcuno che ci interessa o di cui siamo addirittura innamorati? Tutti i difetti, magari all’inizio riconosciuti da noi stessi nell’altro, scompaiano e si appianano: cominciamo ad amarli più dei pregi. Poi, un giorno tutto finisce e boom: tutte le critiche tornano a farsi sentire duramente, commenti negativi e “meglio così” buttati lì per caso tra un’offesa e l’altra.

L‘amore è un sentimento reale? Ma soprattutto, a seconda della fase che esso vive, si presenta comunque e sempre ipocritamente? E’ difficile riconoscere dei difetti, quando si è innamorati? E perché vengono tutti a galla e si finisce spesso per preferirei un sentimento finito ed un “meglio così” quando ormai è tutto già finito?

L‘ipocrisia d’amore è un’ipocrisia antipocrita. Il sentimento più bello e misterioso che c’è, capace di procurarti emozioni indescrivibili, può lasciarti la convinzione che una persona sia perfetta. Ma quando un sentimento sta per finire, quando si decide di “chiudere una relazione”, perché lo si fa? Cosa ci apre all’improvviso gli occhi su difetti che fino a quel momento ci erano apparsi come perfetti? E perché la stessa ipocrisia si trasforma all’inverso, facendoci notare ormai solo quei difetti?

Una canzone che adoro recita “Rivederti con l’altra donna che ti vive accanto mi lascia indifferente, ora che fra noi due non c’è più niente. Ora che il nostro ieri altro non è che un foglio ingiallito dal tempo…Ipocrisia! Gettare l’acqua e avere tanta sete, morir d’amore e dire “non è niente”! Desiderarti e far l’indifferente”. 

Quest’ultimo concetto espresso in canzone, ci fa però essere ipocriti per salvaguardare il nostro ego dal dimostrarsi distrutto da un sentimento finito. In altri casi, più tragici, più che fingere, ci convinciamo davvero che la persona con cui stavamo (ai tempi ipocritamente perfetta!) ora sia ipocritamente imperfetta.

Insomma, l’ipocrisia d’amore è un annesso del sentimento stesso, un qualcosa di incontrollabile e ingestibile che ci rende dipendenti di un qualcosa che chissà cos’è. Non è un danno, bensì una convinzione che prima o poi cambia, a seconda delle circostanze.

Sicuri che l’amore sia capace di arricchirci la vita e basta? Comporta dei cambiamenti che ci illudono di sapere chi siamo e cosa vogliamo. Ma è possibile mai dipendere da tutto questo?

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